I miei libri
Il grande avventuriero tra misteri iniziatici e perverse seduzioni
 
Adepto di culti iniziatici e cabalistici, amico-nemico di Cagliostro e Saint-Germain, Giacomo Casanova si rivela, a duecento anni dalla morte, assai più indecifrabile e misterioso di come ci hanno tramandato le cronache e una lettura superficiale delle sue Memorie.
 
 
Il Demone di Casanova
1998 - Tre Editori - pagine 264
     saggi
 da Il perverso e la donna
 
 Una folla di bambine popola lungo tutto il loro arco temporale le pagine dell'Histoire de ma vie.  Ragazzine prepuberi, ragazzine entrate appena nella pubertà.  Maliziose,  ingenue,  di condizione misera, di famiglia borghese, dei ceti alti, incolte o di buona educazione, queste figure esercitano un fascino costante sul grande seduttore. Se è vero che nel Settecento l'inizio dell'esperienza erotica era precoce per le donne e l'età del matrimonio oscillava tra i sedici e i vent'anni, le piccole protagoniste delle avventure di Giacomo restano spesso molto al di sotto di questo limite. La loro anagrafe denuncia tra i dieci e i tredici-quattordici anni - la stessa fascia d'età di Lolita nel caso narrato da Nabokov che il fittizio prefatore del romanzo chiama “questa triste e sordida faccenda”.  
Sordide accade che siano anche le storie di ninfette di Casanova, quando approfitta della condizione di estrema miseria delle loro famiglie per ottenere acquiescenza alle sue imprese. Qualche volta rischia tutto in situazioni di abiezione; più spesso il denaro gli apre agevolmente le porte di queste avventure. E poi ci sono storie di teneri sentimenti, di squisita galanteria che rientrano nei riti del gioco sociale, con un Casanova disposto a fingere o perfino a credere in una proposta di matrimonio.
Certamente l'etica del tempo era libera fino alla licenza in materia di sesso, la sensibilità riguardo all'adolescenza assai poco avvertita, come si rileva dal fatto che mai si profila un’accusa di reato nelle tante storie di lolite che Casanova racconta. Tuttavia anche qui si presenta netta nella mentalità dell’epoca l'opposizione di vizio e virtù; e che la letteratura rappresenti così spesso la vicenda di fanciulle abbandonate dal mondo in preda a uomini malvagi e a mezzane crudeli, se ritrae aspetti estremi di un costume, non è di meno il sintomo dello scandalo con cui la coscienza percepiva queste sadiane “disgrazie della virtù”.  Doveva avvenire un ricatto, una violenza morale o materiale perché le protagoniste dei romanzi fossero indotte a barattare tanto presto la loro purezza; e sul versante opposto agivano figure brutali, spietate, che forse simboleggiano la dura logica della società del tempo ma intanto denunciano l'abuso della forza, spesso addirittura la presenza di un elemento demoniaco.
Casanova cedeva ogni volta al suo demone. Non c'è un solo caso in cui manifesti perplessità di fronte a un amore infantile. In più punti confessa la propensione per le bambine;  non nasconde i moventi; con puntiglio mette in scena gesti e dialoghi anche quando colleziona i suoi successi in ambienti degradati; non raramente descrive la dinamica fisica di queste seduzioni. Bati en Hercule, “costruito come un Ercole”, secondo la frase forgiata dal principe di Ligne,  egli si accompagna, nelle pagine delle Memorie, senza ritegni alle sue piccole prede mettendo in scena la disarmonia del rapporto e l’arte di libertino con cui iniziava  inesperte fanciulle.
 
 
Un vizio di Casanova è quello che, parafrasando un titolo di Marcel Duchamp, si potrebbe chiamare “la sposa messa a nudo per il suo scapolo”.  Giacomo amava possedere le donne nei giorni delle loro nozze; spesso era lui a iniziarle al sesso.  Un equivoco rapporto, tra amicizia e corruzione, si instaurava col marito in questo precoce adulterio. Il più delle volte il seduttore non lasciava lo sposo del tutto ignaro;  in altre occasioni lo coinvolgeva apertamente, consentendogli soltanto la possibilità di fingersi all'oscuro dei fatti. Complicati congegni erano posti in opera dalla sua fertile fantasia per muovere la macchina di questo tradimento “eccessivo”, nel quale più che la conquista femminile contava verosimilmente il pervertimento della coppia degli sposi o - se si vuole - la profanazione del rito matrimoniale. Per raggiungere lo scopo Casanova non escludeva metodi bassi,  il ricatto della miseria o il miraggio di un affare, quasi fosse alla ricerca di una prova estrema cui sottoporsi o in cui trascinare i suoi complici; e spesso dietro l'abile arte di mascheramento, dietro la simulazione di sentimenti generosi o teneri, è facile vedere affiorare un'altra sua faccia, il volto del signore che piega ai suoi desideri individui più esposti, per la fragilità della loro condizione,  alla manipolazione e  prevaricazione del privilegio.
Nella confessione delle Memorie l'avventuriero mette in scena il cinismo dei suoi comportamenti. Lo vediamo agire con calcolo freddo, da gatto che giochi col topo; e certamente un elemento mefistofelico compare in quelle astute costruzioni con cui prende al laccio le giovani spose. Più consapevoli o meno ricattabili di quanto li renda il seduttore, i mariti ingannati parlerebbero di crudeltà.
Incuriosiva il libertino scandagliare la mente femminile fino a portare alla luce in essa un gusto del raggiro, la nascosta propensione  all'adulterio.  Più che i turbamenti dei sensi, la donna metteva a nudo allora dinanzi allo scapolo la sua doppiezza. Costringerla anche con mezzi brutali a questo denudamento era il piacere di Casanova. Gli égarements del cuore, i suoi sviamenti o traviamenti lo interessavano, e tanto più se la sposa nutriva un tenero affetto per il marito. Quale momento migliore per la lacerazione del tessuto di sentimenti legittimi se non i giorni delle nozze? Il seduttore allestiva lui stesso in certi casi questo momento, prodigando intrighi e risorse per combinare un matrimonio.
 
 
da  Il mito di don Giovanni
 
In che consiste il potere di seduzione di Casanova?
Egli è innanzitutto un commediante che assume un'identità fittizia nel discorso amoroso. In questo “spettacolo di parola”, mostrandosi abbagliato lusinga la donna di cui traccia un ritratto enfatico, per dare poi in pegno le sue dichiarazioni di amore.  La spettatrice entra nella finzione, il simulatore ha saputo affascinarla con la scena teatrale e lei crede ormai che la recita sia vera, com'è proprio appunto dell'illusione del teatro. Del resto, nell'attimo in cui le parla il libertino è sincero, crede davvero al  proprio discorso amoroso; ma il suo è il linguaggio dell'ipocrisia perchè egli non manterrà le promesse. Ottenuta la conquista, deve mutare oggetto di desiderio, cercare una nuova occasione. Soprattutto deve ripetere verità e menzogna della sua recita amorosa.  [.....]
Ma è soltanto il primo livello della seduzione, sebbene essenziale perché trasforma la vita in teatro, muta i gesti in simboli, trasporta i personaggi in una esistenza “seconda” e del seduttore fa un “eroe”. Vi saranno altre e più profonde implicazioni nella sua arte della persuasione, al di là del montaggio di questa sapiente e straniante macchina da palcoscenico.
Secondo livello della strategia seduttiva:  il libertino gratifica la donna di una natura d’eccezione che la trasforma in una sorta di angelo, per meglio convincerla a “fare la bestia”, a cedere agli istinti della carne. Come don Giovanni, anche Casanova risveglia in ogni donna il fantasma della Femminilità assoluta in cui potrà identificarsi se acconsentirà ai suoi desideri. È l'incontro con l'Altra che lei crede di essere o che vorrebbe essere, e dalla quale si sente separata. In questo modo il libertino porta in luce il colpevole narcisismo femminile sul quale si fonda il suo potere   di seduzione. La metamorfosi sarà breve: dopo essere stata soggetto privilegiato dell’azione grazie alla magia della parola manipolata, la donna tornerà alla sua dimensione quotidiana, al suo essere oggetto di un indifferenziato desiderio maschile. Conserverà tuttavia  la gratificazione di quell’esperienza straordinaria. Le amanti di Casanova (quelle di don Juanappaiono più ambiguamente coinvolte), nel tornare alla loro misura normale e deludente,  gli restano grate dell’avventura che hanno vissuto, come di un atto di conoscenza più acuta di sé, come la scoperta di una possibilità del loro essere che altrimenti sarebbe andata perduta. In questo senso il seduttore le corrompe, nespezza in due la personalità: l’una (falsa) destinata a una vita secondo le leggi, l’altra (autentica) realizzata nella trasgressione alle regole. Avviene un rovesciamento, in cui il narcisismo femminile trova una ricompensa: il peccato è la parte vera della sua natura, alla quale si contrappone o si affianca la menzogna della virtù.  
 
 
da  Il sortilegio della scrittura
 
  Ormai  la scrittura è la sua seconda esistenza, lo specchio attraverso cui guarda il mondo. Sul lavoro letterario farà affidamento per procurarsi i mezzi per vivere, e le opere edite o rimaste inedite si moltiplicheranno dal momento del rientro a Venezia e poi durante gli anni dell'ultimo rifugio nel castello di Dux.  Ma il significato della scrittura è per lui soprattutto apotropaico e magico, è quello di un rito che lo salva dall'influenza maligna del Tempo, non solo allontanando la tristezza della solitudine, ma opponendo al declino i fantasmi di una vita virtuale in cui personaggi ed eventi del passato si ripresentano con persuasiva consistenza.  La cronaca dei suoi libri di memoria, maniacalmente minuziosa e drammatizzata teatralmente nelle azioni e nei dialoghi, mette in scena - quasi per un proustiano tempo ritrovato - quest'atto illusionistico. L'esperienza esistenziale di Casanova trova sulla pagina il suo doppio.
Una differenza profonda separa l'Histoire de ma vie  dagli altri libri di ricordi e ne costituisce il potere di fascinazione da cui il lettore resta misteriosamente soggiogato.  Semplici resoconti di fatti le tante Memorie lasciate da protagonisti e testimoni della storia che appaiono guardarli dall'esterno come per una registrazione notarile, qui nella narrazione casanoviana si produce invece un singolare fenomeno di ri-creazione della vita.  L'autore sembra entrare in uno stato di grazia o di estasi, come accade per un esercizio di autoipnosi.  A spiegare questo potere si possono evocare il suo eccesso di egotismo e la tendenza a mitizzare la propria figura. Vero Narciso, Giacomo amplifica a dismisura il senso del suo essere nel mondo, proiettandone poi il riflesso nella magia della scrittura.  
Quando s'incontrarono a Ginevra nel 1760, tra Voltaire e Casanova si svolse questo dialogo. Il filosofo chiese:
 
« - Oserei domandarvi a quale genere di letteratura vi siete dedicato?
- A nessuna, ma questo verrà forse. Aspettando leggo il più possibile e mi piace studiare l’uomo         viaggiando.
- E’ il mezzo per conoscerlo, ma il libro è troppo grande. Vi si perviene più facilmente leggendo la storia.
- Essa mente, non si è sicuri dei fatti; e annoia, mentre lo studio del mondo andando in giro mi piace».
 
    Sono delineati qui i due momenti della mente dell'avventuriero: il viaggio, il libro del mondo, l'osservazione diretta delle cose, da una parte; e dall'altra, la letteratura come specchio che duplica l'esperienza. A confronto di questo processo la storia mente e annoia. C'è bisogno di un elemento ludico, sostenuto dalla “presa” personale su fatti e persone, dal senso dell'azzardo e della conquista, perchè si dia conoscenza autentica della scena della vita. Essere avventuriero coincide allora con la possibilità stessa di capire il mondo. Viaggio, seduzione, avventura si ricongiungono in una sola “necessità”, che è il demone di Casanova, quell'impulso narcisistico a contemplare l'universo nello specchio delle proprie brame.
 
immagini dal Casanova di Fellini
 
 
 
le copertine dell’edizione italiana e della traduzione francese pubblicata nel 2005
“Voila bien les hommes! Tous également scélérats dans leurs projets, ce qu’ils mettent de faiblesse dans l’exécution, ils l’appellent probité”
 
La Rochefoucauld
Prefazione
Fautori e detrattori di Giacomo Casanova si sono trovati paradossalmente d'accordo, per opposti motivi, nel dare del grande seduttore veneziano una immagine riduttiva che nega i tratti più oscuri e complessi della sua personalità e le esperienze più estreme, per fame un coureur de femmes spinto dall’eterno impulso alla ricerca del piacere. Ne è risultata una figura troppo vicina allo stereotipo dell'uomo del Settecento superficiale e leggero anche nei vizi, amorale per cinismo ma esente da colpe e perversioni, contraddittorio nell’adesione alle grandi idee del secolo dell’Illuminismo. Due aspetti soprattutto sono stati cancellati o messi in ombra in questo ritratto in rosa dell’avventuriero libertino: la complessità della sua esperienza dell'erotismo, e il coinvolgimento nelle culture esoteriche che attraversano, segnandone in profondo scienza e riflessione filosofica, l’età della Ragione. Il demone segreto che lo muove rischia così di rimanere oscurato: è la coscienza di possedere un destino di eccezione, la volontà di sperimentare fino al limite l'enigma della sessualità e della donna, la curiosità quasi ossessiva verso persone costumi idee, la fascinazione infine delle forze occulte che agiscono nella natura e nell’uomo. In più di un senso si deve parlare per lui di un elemento «demoniaco».
Una lettura senza pregiudizi di quella lucida confessione che è l'Histoire de ma vie, come pure degli scritti teorici consente di disegnare un’immagine assai diversa di Casanova, forse un «ritratto al nero», ma più coerente e somigliante al personaggio che egli ha dapprima creato nel teatro del mondo e poi ricreato nella magia delta scrittura. Ormai le circostanze storiche delle vicende raccontate nette sue Memorie sono state per la maggior parte accertate in duecento anni di pazienti ricerche degli studiosi casanovisti, anche se sono tuttora numerosi i misteri che l'autore, grande narratore di sé e della sua epoca, non ha voluto svelare. Rimane da indagare la verità dell'uomo Casanova e il senso della sua leggenda. Questo libro vuole essere un contributo all’esplorazione dei motivi che hanno trasformato un’esistenza in un mito e che fanno di una delle figure più rappresentative del XVIII secolo il prossimo nostro, la nostra ombra inquietante.
 
Indice:     Prefazione                                 5. Magia nera
                1. L’iniziazione                             6. Il mito di don Giovanni                          
                2. La scuola del mondo               7. La ricerca della felicità            
                3. Sacro e profano                       8. L’ebreo errante                  
                4. Il perverso e la donna              9. Il sortilegio della scrittura          
 
   recensioni torna all’homepage
 
torna a I miei libri
Copyright © Angelo Mainardi - 2009 - All Rights Reserved