I miei libri
Chi è la misteriosa persona venuta dai Tropici? Un impostore o un intimo parente? La "voce del sangue" non separa un uomo, smisuratamente ricco e inquieto, dalla giovane sorella che lo invischierà fino all ‘estremo nelle sue trame sebbene sia lui a muovere, a credere di muovere, gli eventi.
Rumore costante di sottofondo la nostalgia di scomparire, di cancellarsi dal mondo, forse di morire. E una morte tragica segnerà infine la vicenda. Delitto? Suicidio? Oppure opera avveduta del Caso?
L'intreccio di incesto, calcolo, denaro, astuzie seduttive, è dominato da un puntiglioso desiderio del sangue come materia e come simbolo. E intanto nella figura di un giovane pittore americano, Holden, coinvolto nel gioco degli inganni si ripropone il dilemma, oggi più attuale che mai, tra arte e mercato, tra verità solitaria e tradimento in nome del pubblico. Ma sarà proprio Jeanette, la ragazza concupita dal protagonista “voce narrante” del libro, a spingerlo al pervertimento della sua arte. Una ex-moglie, Wanda, gelosa e petulante, cadrà in un inganno della giovane rivale.
Un racconto che può essere letto come un testo di quella letteratura erotica d'autore che annovera tanti esempi significativi nella narrativa del Novecento, anche tra le avanguardie.
 
 
A peso d’oro
 
 
Shakespeare & Company 1994 - pagine 140
 
 
recensioni
l’inizio
Che le avrei comprato regali. Venti anni più di lei. Rise. Lusingata. Regali infiniti dissi. Sorridevo. Il dubbio che io mentissi. Tutto quello che vuoi. Si schermì. Anche uccidermi, se vuoi. Terribilmente ricco, dissi. Tutti i regali possibili a un minimo cenno. Disse di non essere in vendita, ridendo. Però curiosa. Non chiedeva niente, tuttavia voleva sapere. Cominciamo domani, dissi. No, si schermì. Non domani, mai, impossibile. Perché non mi credi - è per questo? Non ti credo, disse. Mettimi alla prova. No, non voglio.
Poi altra gente si avvicinò nella sala dove si svolgeva la festa e lei appariva distratta, dimentica del gioco. Volevo andarmene. Dall'altro capo gli occhi di Jeanette che mi guardano. Andiamo via, le dissi. No, non posso. Non voglio - rise perfida. Domani allora? Non lo so.
 
Attraversai il giardino sotto le palme. La notte era buia, senza luna. Poi in automobile. La linea di schiuma biancheggiava lungo la spiaggia. Corsi verso il Luna Park. Un gioco di azzardo. Non ha senso. Janine, Jeanette. Miliardi. Quanto vale? La curva che sfugge verso il mare.
Proseguii diritto, senza sterzare. Un salto nel buio, nell'acqua nera.
 
«C'è un uomo nella mia vita», disse.
«Ebbene puoi lasciarlo».
«Ma non voglio». Rise.
«Puoi essergli infedele».
Aguzzò gli occhi divertita. «Non mi piace tradire. Non voglio».
«E che può fare lui per te?».
«Niente. Meno di zero».
«Nemmeno un regalo... », scherzai.
«Infatti. Non gli piace fare regali».
«Allora lo ami».
Rise dicendo: «Sì, proprio lo amo».
Era uscita con me per informarmi che c'è un uomo nella sua vita e che lo ama. Pensai: “Un prezzo più alto, semmai”.
«E lui ti ama?».
Non rispose.  «Ha la mia età», dichiarò a dispetto. Venti anni meno di me.
«E niente soldi», dissi.
«È un artista, deve farsi conoscere».
Dissi: «Si può fare qualcosa per lui».
«No, non vorrebbe. Vuole farsi strada da sé». Divertita anche di questo.
Scherzai un po’ acido: «Un uomo onesto! E tu lo ami per questo... ».
Un piccolo perfido ghigno. Compiaciuta di sé. Era uscita per innalzare infiniti sbarramenti.
Notai la sua pelle scura, di mulatta, per l’ennesima volta; poi la bocca dipinta sui denti un po’ irregobari. Non è in vendita. Pensai: “Pretende di non essere in vendita”.
«Quanto vale il tuo artista?». La domanda suona mbigua. Vidi che diventava cattiva, poi sorrise. Denti bianchi nel tag!io rosso della bocca. Per l’ennesima volta pensai: “irraggiungibile, inprendibile”. Non intendevo dire che lo avrei comprato, ma quanto fosse bravo il suo artista. Jeanette finse comunque che il senso fosse questo. «Vale, è bravo, è stimato».
«Soltanto che è giovane e deve farsi strada... ».
Mi lanciò un'occhiata divertita. Due congetture: che sarebbe disposta a sostenere rinunce, sacrfici e altro con il suo artista, oppure che farebbe per lui quaiche compromesso discutibile.
«Però il tuo amico non vorrebbe un aiuto», notai.
«Già, nessun aiuto».
«Dovresti agire a sua insaputa».
«Non mi piace fare le cose di nascosto, nessuna cosa ».
Era uscita con me per costruire muri di delusione. Un'immensa muraglia cinese.
«Vuoi sprecarti, buttarti via, ecco», le dissi.
Smorfiò con le labbra colme di rossetto per indicare la vacuità dei miei argomenti e che sapeva come spendersi ed era certa di spendersi bene.
«Magari è un artista fallito».
«Almeno è giovane e una persona pulita».
Il contrario di me. Con un filo di disprezzo.
Ci fermammo davanti alle vetrine di un negozi di moda femminile e le mostrai i modelli e dissi: «Ti starebbero bene, col tuo corpo... ».
«Non mi piacciono, nemmeno uno». Indifferente e poi distratta. Aspettava che mi decidessi a staccarmi dalla vetrina.
Dissi: «Dovresti indossare vestiti di classe. È proprio uno sperpero il tuo. Un delitto contro natura».
«E che dovrei fare secondo te?». Il tono era di spingermi con le spalle al muro perché dichiarassi le azioni mediocri che avrei preteso. Nessun invito a dare consigli.
Ho detto: «Puoi spendere meglio il resto del tuo tempo».
«Non mi piace avere due uomini. Mi annoia fare due cose insieme».
«Un altro uomo che ti amasse tanto da...».
M'interruppe: «Tanto da pagarmi?».
Io corressi: «Certe parole falsano le cose».
Jeanette replicò: «Certe parole rivelano le cose». Soddisfatta di tanti ostacoli tra i quali mi sarei impantanato. Un percorso ingannevole e viscido, non avrei trovato una via d'uscita, una porta d'ingresso. Notai che le piaceva chiudermi logicamente in una prigione - in un ruolo. Riflettei che sarebbe bastato da parte sua un unico argomento, se soltanto avesse detto: “Ma sei mio fratello!”.
Camminandole a fianco, perfino nel portamento e nell'età mi percepivo come la maschera di un uomo terribilmente ricco disposto a comprare -mi vidi così, forse riflesso nelle vetrine che esponevano oggetti costosi. Ma questo solo provvisoriamente, poiché subito ci mutavamo in una coppia di alleati uniti da convenienti sentimenti. Mi pareva allora che dovesse capire come la verità risiedesse in questa mia scoperta, che io  le assegnavo il suo giusto valore, gli altri no.
Ma lei asseriva “Non mi piace fare due cose insieme”, oppure “Non mi piace tradire”. Pesai che accumulava tanti ostacoli per il gusto di rendere difficile un percorso. Pensai a un labirinto di specchi dove apparissero infinite volte le sue immagini false. «Amo un uomo e non mi piace tradirlo», ripeté.
 
 
frammenti
Correndo in automobile sul lungomare, voglia di morire. Di nuovo voglia di morire. Pensai a due significati: annientarsi, andare in rovina.
 
 
La specialità di Wanda è di conoscere i miei vizi, non ha altra occupazione. Io pensare a Jeanette? dissi.
L’automobile aveva slittato, una ruota fuori dal precipizio per un istante. L'attimo fuggente. Sfuggì alla forza di gravità (oppure alla forza centrifuga?). Allora sì che pensavo a Jeanette, al suo corpo flessuoso. Ci pensavo già prima che? oppure nell'istante di... precipitare, seguire la tangente alla curva, scommettere a rischio?
Notai i capelli ossigenati per via delle radici più scure. È per questo, non per la sua arnica che corteggiavo, migliore o peggiore, in effetti frequentandola in piccoli alberghi e infine a casa nostra sul suo (e mio) letto matrimoniale, insomma è perché si lasciava andare di proposito, col proposito di lasciarmi, è per questo che ci siamo lasciati.
Che bugiardo! disse, neghi l'evidenza. L'evidenza era probabilmente il letto matrimoniale sul quale l'amica migliore di lei ecc. ecc. Aprì la porta a sorpresa, ma io sapevo perfettamente che sarebbe rientrata a quell’ora. Nemmeno Wanda era sorpresa; tentò di simulare. Pensai: “Farla finita”. Capelli sporchi che avevo notato. Da mesi (da anni?) si lasciava andare, sisternaticamente si degradava, ogni giorno un gradino di più. Farla finita, cioè portare al suo compimento (mi sembrava di aver pensato) l'atto sessuale con l'altra sul letto coniugale. Veronica non si era mossa, non mi respinse, poi ebbe un nisolino all'angolo della bocca nel vedere (pensai) che non desistevo, non smettevo di muovermi dentro di lei almeno per quaiche secondo (o minuto?) sotto gli occhi di Wanda che non sembrò stupita. Ma mi rialzai e Wanda guardò i nostri sessi, dopotutto ne aveva diritto in quanto mia moglie, in fondo (pensai) è ancora la proprietaria legittima.
Però adesso l'evidenza è Jeanette. Non sarà per gelosia, per pura bassa indecente meschina gelosia..., dissi. Tanto rumore per gelosia, cioè per nulla, dal momento che Wanda tutto può pretendere (cioè niente) meno che. Proprio ha invidia di Jeanette se per caso mai entrasse, che so?, in un letto d’albergo, di camere a ore, di.
 
 
Ma egli pensava “A Aix, a Aix”. Viali di tigli profumati, tendoni di caffè, e la frutteria nel vicolo, la piazza incredibilmente grande alla periferia che forse non era una piazza ma piuttosto un varco aperto nella città da una rovina, da un terremoto, lo spazio delle macerie che sono state rimosse, oppure un antico anfiteatro. Ragazze e ragazzi sconosciuti ai quali avvicinarsi senza dare notizie di sé. Zero più zero: il presente. Il segreto inspiegabile del Tempo. Fuori dal tempo, dalle false concatenazioni del tempo. Già successo domani. Accadrà ieri. Non sono qui ora. Qualunque cosa avvenga resto uno sconosciuto. Non puoi pretendere di riconoscermi. Zero. L'atto assoluto, irripetibile. Tabula rasa come alla nascita e dopo la morte. L'uomo nudo...
È che tutte le trame di moventi sono false.
[...]
Una trama? Falso - dissi. Una donna la incontri per caso, sali con lei da qualche parte, ti congiungi. Soltanto dopo vai alla ricerca di una catena di Intenzioni, Cause, Motivazioni, Corrispondenze ccc. I delitti sono tutti perfetti per assenza di moventi. I commissari inventano moventi e arrestano la persona sbagliata. Tutte le prigioni metaforiche della vita sono piene di incolpevoli. Le Cause esistono soltanto nella Metafisica.
Senti, bello... - disse lei ma senza offesa.
[...]
Distruggere tutte le concatenazioni di eventi. Gettarsi come dadi nel mondo.
 
O fuori del mondo. L'automobile poteva scantonare dalla strada in curva e gettarsi nel precipizio. A velocità sostenuta senza sterzare. Un James Dean invecchiato ingrossato, e ricco. Ridicolo. Jeanette, conoscendo (ma non ne avrebbe avuto le prove) quel gioco alla roulette russa solitario e notturno, lo avrebbe trovato ridicolo - enfatico, retorico - come la recita dei progettidi “fuga da tutto” nella sala della festa. Morire di proposito è vagamente stonato, eccessivo per un miliardario quanto vivere nella disperazione esistenziale.
 
 
Mi pareva la differenza tra un film europeo e una telenovela brasiliana. Jeanette disorientata, e anche divertita, in questo intreccio complicato. Freud probabilmente (pensai) non avrebbe senso alla latitudine dei Tropici, Edipo nemmeno, Edipo non poteva nascere ai Tropici. L'immensa uniformità del mondo ha almeno un limite nei sotterranei dell'inconscio. Io stesso mi figuravo spontanei cedimenti di Jeanette sotto la spinta di un’infatuazione senza raggiri mentali e senza complessi. Nei climi caldi avrà avuto amori semplici, perfino banali, senza il brurnoso bisogno di giustificarsi con delitti. Ma forse è un mito, mi dissi poi; noi inventiamo i miti del buon selvaggio. Le telenovelas mentono. Gli scantinati dei Caraibi riproducono tutti, ossessivamente, la planimetria di Vienna. Questa ragazza, appena arrivata, ha scoperto subito esattamente i propositi possibili ed estremi della mia psiche; quando è discesa dal jet e mi ha guardato, ha capito di somigliarmi. Cioè ha capito quale gioco poteva condurre. Tutti gli orrori (e gli errori, gli errabondi percorsi del fratello) si distendevano chiari dinanzi ai suoi occhi.
 
 
Adesso Holden intravvede un mutamento nella sua esistenza di artista, ho notato. Finora rimanere sconosciuto gli piaceva; certo poteva sentirsi a suo agio nella dimensione di pochi quadri ripetitivi di opere del Rinascimento italiano con alcune varianti, del resto mai finiti. La sua pratica di artista coincideva esattamente con le passeggiate lungo la costa, con le nostre giornate di inutili conversazioni, col ritmo rallentato del tempo.
Ma a un tratto il veleno lo ha contagiato, guastato. Io avevo introdotto l'idea - in effetti diabolica - che l’arte sia il pubblico dell'arte. Un artista deve pensare col cervello allargato al suo pubblico, in qualche modo deve possedere una seconda identità. La sua sarebbe impropria, risicata, distorta. Ormai si parla dell'Io come di un malato, di un pervertito. L'artista deve estroflettersi, rovesciarsi al suo esterno. Presto Holden mi ha dato il proprio assenso ma sul piano teorico. Poi forse Jeanette ha fatto precipitare questo miscuglio chimico. «Ma è terribile -, mi disse mia sorella. - Tu gli chiedi di diventare un altro, anzi il suo contrario». Tuttavia a modificare la coscienza di Holden è valsa proprio la persona di Jeanette.
Lei può aiutare la carriera dell'artista per merito mio, ho pensato. C'è uno strano puntiglio in Jeanette di avere il giovane Holden del quale non è innamorata, ormai se ne è intestardita; intanto direi che egli giustifica la disponibilità di mia sorella a ricevere regali. A volte sembra quasi che abbia bisogno di Holden per pretendere regali. Ho avuto subito questa impressione, che Jeanette agisse sul giovane per pervertirlo e da questo punto in poi usare le necessità che ha suscitato a propri fini.
 
 
la fine
Per un caso scopro una borsa di Wanda. Faceva parte delle suppellettili che portava con sé al momento del mortale incidente. Il misero fagotto mi è stato restituito soltanto da poco, al termine del procedimento burocratico seguito all’inchiesta. Questa si era conclusa da tempo col verdetto di una disgrazia accidentale, ma gli effetti personali della vittima sono rimasti per un certo tempo, come succede, di competenza di qualche ufficio. Dopo la consegna l'intero pacco era stato infilato in un armadio fuori uso. Non avevo voglia di esaminare quei poveri resti. Come sia finito a cercare in quel guardaroba un altro capo di vestiario non so esattamente. Forse si trattava di abiti eleganti mai indossati da Wanda che volevo almeno mostrare a Jeanette. Mia moglie li aveva sepolti in questa stanza fuori mano.
Così mi è capitata tra le mani la borsa dell'incidente e l'ho aperta. C'era dentro una busta strappata, con un foglio che ho tratto fuori. Era una lettera anonima, di quelle composte con i caratteri a stampa ritagliati dai giornali. Naturalmente l'ho letta. L'autore si indirizzava a mia moglie. In breve, vi era rivelata la trama di Jeanette. Diceva:
“Tuo marito ha una relazione carnale con la signora Jeanette. Consumano i loro rapporti nello studio di lui e in casa di lei. Per questo il giovane artista Holden è invitato così spesso a viaggi e a mostre dalle quali resterebbe escluso senza l'intervento di tuo marito. L'intera carriera di Holden è costruita su queste basi. Deve tutto a Jeanette. La moglie gli ha portato la casa, soldi, e gli procura il successo - tutto con un unico mezzo o moneta.
“Jeanette ha tramato anche per la tua riconciliazione coniugale, col fine di trattenere qui il fratello che altrimenti sarebbe partito per sempre volendo allontanarsi da tutto, dal mondo conosciuto e dalla moglie che non ama. Il figlio di cui sei in attesa è un’altra manovra di Jeanette. Ti spiegherò meglio in una prossima lettera”.
Wanda non aveva atteso la comunicazione successiva. Vinta da un impulso immediato, era subito partita con l'automobile sulla quale avrebbe trovato la morte. Chi ha spedito l'anonima denuncia l'ha assassinata.
A lungo resto in dubbio sull'identità del delatore. Un mio dipendente? Una donna delusa? Un'amica di Wanda? Un rivale? Infine mi convinco che a scrivere la lettera sia stata Jeanette. Più di un elemento è a favore di questa tesi. I nostri incontri in casa sua, quindi la riconciliazione coniugale per la quale si è adoperata sono circostanze che solo mia sorella conosce. E così della volontà di abbandonare tutto, e specialmente mia moglie che non amo, soltanto a lei ho parlato. Ma la riprova è nella rivelazione che Wanda aspettasse un figlio per un disegno di Jeanette. Fu Jeanette a persuaderla che dovesse pretendere un figlio, e questo per un interesse personale come poi mi confessò.
Nel testo si fa cenno al progetto che una lettera successiva dovrebbe illustrare. Tuttavia nella scena in cui apparve ubriaca Jeanette mi aveva già spiegato in anticipo la sua richiesta di uguali diritti ereditari per un proprio figlio. Escluso me, una sola persona sapeva di questa mostruosa ambizione materna, ed era Jeanette. Ogni altro delatore non avrebbe indovinato l'intenzione di trarre vantaggio dalla maternità di mia moglie.
Un passo ulteriore è la congettura che mia sorella abbia scritto la lettera col proposito di ucciderla. Tutto era calcolato perché Wanda nelle sue condizioni compisse un gesto estremo. Fu quello che avvenne, e oggi sono convinto che si sia trattato di un suicidio volontario.
Logicamente esisteva un rischio per Jeanette, ma si era premunita: nel caso di una pubblica denuncia da parte di Wanda, ogni affermazione della lettera poteva essere negata e lo scritto presentato come una calunnia farneticante. Non c'è una sola accusa che non sia concepita in modo ambivalente com'è nel suo stile. Quel flglio voluto da lei per propri scopi feriva mia moglie, e tuttavia la rivelazione del piano che l’avrebbe compromessa veniva rimandata. Chi altri a conoscenza di un tale segreto avrebbe scelto di restare reticente?
Ora Jeanette aspetta un figlio. Lo scioglimento del caso è arrivato troppo tardi. La lettera era custodita in un armadio davvero inaccessibile. Penso che Jeanette l’abbia cercata vivendo in casa mia, senza successo.
Ho deciso di abbandonarmi interamente al fascino della sua mente demoniaca. Io non ero stato da meno verso di lei.
Intanto Holden ha preso a trascurare la pittura; giorno dopo giorno si lascia andare. Non credo che sia colpa della doppia vita di Jeanette, piuttosto dei suoi dubbi verso l’arte. I quadri che riscuotono successo non significano nulla per lui; quelli riposti in soffitta e che ama non hanno senso per gli altri. L'arte è doppia, inutile, malvagia - si è convinto. È un gioco crudele che l'artista fa con se stesso, e una partita ingannevole, interessata, cattiva degli altri contro l'artista.
Come tanti americani, il mio amico beve davvero troppo. Troppo whisky.
 
torna all’homepage torna a I miei libri
Copyright © Angelo Mainardi - 2009 - All Rights Reserved
romanzi