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Marc Stout è stanco di vivere un’esistenza agiata ma ordinaria che però non vuole chiudere con la banalità del suicidio. Incarica così il suo autista Jean-Luc di ucciderlo. Quando e come a discrezione dell’assassino ma anche a suo rischio. Il compenso, un milione di dollari e una favolosa auto da collezione. Ma la pretesa del killer di aggiungere al prezzo Bella, l’affascinante ed enigmatica moglie di Marc Stout, complica la scommessa suscitando contrastanti sentimenti nella vittima. La sfida si trasforma in un’indagine nella vita privata del killer e nella persona imprendibile di Bella Stout.
 
 
 
 
 
 
recensioni
Il mio assassino
1990 - Solfanelli editore - pagine 68
      racconti
frammenti
 
Tre tentativi di suicidio non riusciti costituivano una vergogna per Marc. Soltanto Bella conosceva la verità; per gli altri erano incidenti. Bella lo aveva curato o salvato, con una gelida discrezione da cui egli avrebbe potuto dedurre che in una occasione ulteriore sarebbe stato finalmente abbandonato al proprio destino; ma non gli importava di queste considerazioni. C'era un rapporto perfetto tra lui e la moglie come con una segretaria intima che avesse contratto per sempre l'impegno di assecondarlo. Adesso gli sembrò che contrastare i suoi propositi di morte fosse per la donna un farsi violenza. Desiderava la sua morte? Ecco una domanda oziosa per la coscienza di Marc. Tuttavia il suicidio offriva quel vantaggio di essere uno spettroscopio. Egli era convinto (o tentato di credere) che a disagio con se stessa, contraddicendosi, Bella avesse provveduto freddamente a salvargli la vita come se il compito rientrasse tra i doveri ingrati del matrimonio. Per tre volte! Questo avrebbe dovuto modificare il comportamento di lei nei confronti del marito poiché era chiaro che non si trovava piú di fronte a un normale incidente di umore, a una caduta depressiva. Invece Bella aveva conservato il contegno di sempre, come aspettandosi - da infermiera paziente - una ricaduta, un altro tentativo forse risolutivo. Non avrebbe dovuto piuttosto avvertire uno psichiatra, provvedere in qualche modo alla sua salute mentale, anziché dissimulare i fatti e fingere che nulla fosse accaduto? La freddezza della moglie gli piaceva e immaginò che lei soffrisse soprattutto per la repressione di un piú intimo impulso.
 
 
«Le chiedo il favore di uccidermi. Ma perché la cosa non le riesca troppo sgradevole, ho fissato un premio», aveva detto il presidente Stout.
Jean-Luc aveva replicato: «Suicidarsi (giacché si tratterebbe di suicidio) è un gesto personale; è fare da sé la propria morte. Che senso ha dunque...»
Stramberie di un miliardario. E privarsi di Bella Stout..! A meno che lei stessa non l'avesse già privato di sé...
«Non sono capace di uccidermi. E del resto la cosa resterà segreta, s'intende, poiché non mi piacerebbe che si sapesse di questa mia incapacità - disse Stout senza remore. - Sembrerà un assassinio come se ne compiono tanti nei parchi pubblici o magari in un garage. Ma non voglio suggerire niente».
«In questo modo, se lei si sottrae, per me sarà davvero come commettere un assassinio», obiettò ancora Poitier.
«In un certo senso, sì».
Da quel momento Marc era apparso ambiguo, come se intendesse liberarlo della colpa giacché si trattava di un suicidio, e insieme spingerlo a un delitto. L'idea di una caccia alla vittima, condotta a insaputa del luogo e del momento in cui avrebbe colpito e anzi contro la volontà di quello di consegnarsi, contrastava palesemente con la richiesta di ucciderlo.
Jean-Luc Poitier non aveva ancora accettato. Trattandosi di un assassinio almeno nella forma, ne avrebbe corso tutti i rischi: di essere sorpreso sul fatto o scoperto successivamente durante l'inchiesta. Anche la brutalità dell'atto (sebbene concordato) doveva essere quella di un delitto. Inoltre Marc Stout si riservava il diritto di difendersi e questo trasformava l'incarico in una caccia a due nella quale, in teoria, anche Poitier poteva essere ucciso. Infine c'era il giornale segreto che l'assassinato pretendeva di chiudere all'ultimo istante.
Senonché ogni cosa si rovesciava nel proprio contrario. Secondo la mente insana di Stout, Jean-Luc avrebbe avuto voglia di leggere il diario; quanto al pericolo personale, questo accresceva l'emozione del killer; e la parentela con un delitto doveva tentarlo almeno quanto il premio (poco o molto che fosse un milione di dollari).
 
 
S'intende che Poitier ha accettato l'incarico. Ma a quale prezzo? C'è stato un ritocco a suo vantaggio: un ignoblle sovrapprezzo.
JeanLuc lo inseguiva nel parco ora che Marc è fuggito, lui piú pesante e meno vigoroso. Ma ha dalla sua due o tre nascondigli e, per quanto poca, c'è gente di pieno giorno. Lui stesso ha sparato un colpo contro il sicario mentre questi mirava a vuoto tre volte. Se Marc voleva chiudere la partita, ecco che il posto era adatto. No, non ha questa intenzione.
Strano, perché ha accolto anche l'ultima turpe richiesta di JeanLuc. Il suo dipendente, il suo assassino prezzolato voleva Bella Stout.
«Ma è stupido!», disse Marc ridendo. «Ti rendi conto che significa mettersi nelle mani di una terza persona... di una donna astuta! E stupido soprattutto perché senza di me non vale niente. Mia moglie non è niente se io la lascio, e se mi uccido vuol dire che ho deciso di lasciarla. Il giorno dopo sarai in trappola. Altroché il mio diario! Le basterà gettare un sospetto anonimo contro di te, anche minimo».
Tuttavia cedette quando l'altro dichiarò che senza Bella Stout non avrebbe accettato. Se era l'invidia a spingerlo in profondo, si poteva ritenere giusto che Bella valesse ai suoi occhi. Per Marc lei non era il motivo per il quale si uccideva. Al contrario: giacché si sentiva disamorato di tutto, la vedova subiva la medesima sorte, perdeva significato. Non vorrò mica che sia bruciata sul mio rogo! si confidò. Se Jean-Luc mi uccide può privarmi anche della mia donna. D'altronde quella era la dimostrazione che non teneva alla vita. La mia donna! Mia! Ma se mi piaceva proprio a condizione che non mi appartenesse...
 
 
Era alle sue spalle sul marciapiede della sotterranea affollato di viaggiatori in attesa del treno. Sarebbe bastata una spinta al momento della ressa mentre il convoglio sopraggiungeva. Nell'attimo giusto, l'altro sarebbe caduto sulle rotaie. Manca il tempo di frenare in questi casi.
JeanLuc si avvide della presenza di Marc qualche minuto prima. Il presidente naturalmente non viaggiava mai in treno, la sotterranea era frequentata da gente come JeanLuc; se si trovava lì, dunque, era per lui. Ora (pensò) Marc lo avrebbe seguito in un vagone, avrebbero viaggiato insieme fino in periferia per una resa dei conti: forse l'altro voleva sollecitare la conclusione del contratto.
[....]
Ma c'era Bella Stout sul marciapiede. Marc, che era avanzato di almeno due file nella barriera della folla verso JeanLuc e verso il limite della banchina, la vide distante di poco dal suo killer. Lei, usare la sotterranea..!? Questo era assolutamente incredibile. Non aveva mai messo piede, neppure per il viaggio inaugurale, nelle caverne della metropolitana. Dunque stava lì in compagnia di JeanLuc, o JeanLuc l'aveva attirata con qualche espediente, si poteva dedurre. Un appuntamento clandestino. Marc voleva sapere; li avrebbe seguiti.
Piú tardi si accorse che Bella era sola. Dove mai poteva andare di sera, con quell'insolito viaggio... Poitier la pedinava. Avrebbe scoperto qualcosa di enigmatico nella vita di Bella Stout. Ma chi: lui stesso o l'altro?
 
 
Perché proprio io? Gli sembrò che un uomo, nella folla infinita, cercasse proprio lui con oscura ostinazione, per un progetto inspiegabile. Si vide inseguito, designato come bersaglio - il che contrastava con ogni logica nella ricostruzione dei fatti. Un uomo sconosciuto (che egli però aspettava da sempre) aveva deciso di ucciderlo tra tutti gli altri, tra gl'infiniti individui tutti uguali, tutti col volto anonimo e segnato dal nulla come se i lineamenti ne fossero stati cancellati.
 
 
Non sapeva molto di JeanLuc Poitier. Le consuete informazioni raccolte per indizi: un uomo che abitava in un sobborgo, una ragazza comune con cui s'infilava di sera in un cinema, due viaggi al giorno nella sotterranea affollata. Come lo aveva scelto tra gli altri per un incarico così di fiducia? Eppure si erano intesi subito. Si domandò se gli uomini siano disponibili a molto di piú di ciò che è richiesto loro giorno per giorno. Può darsi. Lui Marc, fosse stato nei panni di Poitier, lo avrebbe fatto? Rifletté con freddezza alla ricompensa di Bella; però questo era stato un premio aggiunto alla fine per volontà di JeanLuc, e non era detto che dovesse entrare nel patto. Poteva fare a meno semmai della signora Poitier.
Ora lo stava spiando. Mai si sarebbe aspettato di abbassarsi a tanto! Non era dignitoso. E poi, se doveva morire a giorni, che gl'importava della vita segreta di un signor Poitier...
 
 
Ma ora non voleva piú morire. Questo era strano, che non esistesse alcun motivo per il mutamento. Bella gli era indifferente nonostante le abiette manovre di JeanLuc nelle quali era presumibile che sarebbe infine caduta. Anche la colpa che sentiva di attribuirsi verso la moglie, non tanto per averla data in pasto al suo sicario quanto per i vizi di solitudine a cui intenzionalmente l'aveva sospinta, anche questo rimprovero non riusciva a cambiare la le cose. Che Bella precipitasse era affar suo. E quanto all'immensa struttura di vetro della sua società, non gliene importava piú di prima, tranne che per la gelida bellezza delle forme. Però aveva deciso di vivere. Rinviare cioè? Prendersi un'ulteriore proroga nel proposito di darsi la morte? Forse. Non si vive che di proroghe, in ogni caso.
 
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