Il lavoro
  editoriale
COLLANA DI NARRATIVA DELL’EDITORE BARBIERI&SELVAGGI,
 IN CATALOGO TESTI DI RICERCA, VOLTI ALL’INDAGINE DELLA CONDIZIONE ESISTENZIALE DELL’UOMO MODERNO E DELLE SUE PASSIONI. IL NOME DELLA COLLANA RICHIAMA IL TITOLO DEL ROMANZO DI GEORGE BATAILLE PER LA FORMA CREATIVA DI QUEST’OPERA DELLE AVANGUARDIE STORICHE,
E PER LE ESPERIENZE SINGOLARI E IRREGOLARI CHE VI SONO NARRATE.
L'AZZURRO
DEL CIELO
 
Lou Andreas-Salomé
Jutta
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
ROMANZO, 2009
La prima stagione narrativa di Lou Andreas-Salomé, che le diede immediata notorietà, si svolse tra l’ultimo decennio dell’Ottocento e gli inizi del nuovo secolo. Sono gli anni del drammatico declino di Nietzsche, con il quale la giovane russa aveva voluto, insieme con Paul Rée, l’esperienza di un triangolo di convivenza “fraterna”. Poi, già prima dell’incontro con Freud nel 1911, sono gli studi di psicoanalisi a occupare gli interessi di Lou Andreas-Salomé. Unica ripresa narrativa è il romanzo "Jutta" composto in due tempi, la prima parte “Fratelli e sorella” nel 1921, le altre due parti nel 1933. È un romanzo di formazione al femminile, dove le diverse fasi dello sviluppo sentimentale e intellettuale di una donna moderna sono rivissute dalla scrittrice alla luce delle esperienze di tutta la sua vita. I rapporti di affetto dell’adolescente Jutta nella famiglia di origine sconvolta da un suicidio, quindi la sua iniziazione erotica tra tentazione e rinuncia, e infine con il ritorno a casa la consapevolezza del valore assoluto dell’amore come conquista della propria identità, che suggerisce all’autrice per epigrafe un pensiero di Goethe: “Chi non conosce più i turbamenti dell'amore è un morto vivente”. Tutto è narrato con una scrittura sensibile, attenta alle più sottili variazioni psicologiche e alla problematicità delle scelte tra razionalità e forze oscure che emergono nelle esperienze della vita. La scoperta di un dramma di sentimenti nel finale del libro getta una vivida luce sulle vicende raccontate.
 
Copertina di Morgan Mainardi
 
 
Henry James
La ruota del Tempo
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
RACCONTI, 2009
I tre racconti lunghi di Henry James portano in scena, con la consueta maestria narrativa e psicologica del grande scrittore americano, il conflitto tra madre e figlie, tanto più profondo e distruttivo in quanto vissuto dietro l’affetto, o l’eccesso di affetto, che lega le due parti.
Nel racconto “La partenza”, una vecchia signora dall’età indefinibile, che coltiva il ricordo di un viaggio ormai mitico in Europa con il marito ora defunto nel cui culto vive l’intera famiglia, impedisce di anno in anno alle figlie ormai mature di ripetere l’avventura oltre-oceano col ricatto del suo stato di salute che si presume sempre minacciato dalla morte imminente. L’affetto delle tre donne succube dell’autorità materna le costringe a un’eterna attesa, finché una di loro fuggirà per non tornare più in America – e allora dall’Europa giungeranno notizie di una sua dissipazione nella libertà finalmente conquistata. Ne “I matrimoni” il vampirismo materno si esercita in modo ancora più sottile. La madre impone alla figlia la sua figura ideale, tenendola vincolata a sé oltre la morte, fino a indurla a negare ogni possibilità che la vita continui nella famiglia. Custode inflessibile della memoria materna, la giovane impedirà al padre di crearsi un nuovo legame, e gli sacrificherà la propria esistenza rinunciando a sua volta all’amore, senza sfuggire tuttavia al rimorso e a un senso di colpa. Ne “La ruota del tempo”, i fili del destino da una generazione all’altra sono sempre manovrati da madri invadenti o ambiziose che espongono a rischio, con i loro progetti matrimoniali, le giovani figlie. Questa tematica contrasta la tesi sostenuta da Henry James in alcuni saggi dedicati alla scrittrice George Sand, nei quali egli sostiene “il carattere sacro e intoccabile” della figura materna e dunque il divieto di parlarne, così che i tre racconti appaiono come un ritorno del rimosso, come un atto di conoscenza e di violazione dell’intimità della madre che James si era sempre proibito.
 
Copertina di Morgan Mainardi
 
 
Angelo Mainardi
Memoriale privato
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
ROMANZO, 2009
Nel nuovo romanzo di Angelo Mainardi si disegna il confronto tra due giovani legati di amicizia dall’adolescenza e ormai posti di fronte a scelte di fondo per la propria vita. Il protagonista, che redige in prima persona il Memoriale, privo di illusioni ideologiche e incline al disordine e alla sregoletezza, persegue ogni esperienza che il caos della vita di oggi gli offre, cercando attraverso questo percorso affidato al caso e all’indecidibilità le ragioni di una necessità personale. L’ambigua complicità con la sorella, delusa da un marito sospettato di tradirla e a sua volta tentata dall’idea dell’adulterio di cui esplora eternamente le possibili motivazioni; l’innamoramento per una adolescente che egli vuole liberare sottraendola alla repressione familiare la quale minaccia di mutilarla della sua natura col pretesto di salvarla; il rapporto di attrazione e diffidenza verso la portinaia dello stabile in cui egli abita, a mezzo tra donna vissuta e donna ferita dalla vita – sono le occasioni che si intrecciano nella disponibilità del giovane. Ma a indurlo a un esame di coscienza è il dialogo-contrasto con l’amico Jean, che ricompare in maniera intermittente dai suoi viaggi in città sconosciute e da quelli più simbolici nelle sue utopie, in luoghi senza-luogo, nelle terre promesse dell’ideologia che non esistono. Jean, che rinuncia al disordine delle passioni, è visto dal protagonista partire come su un treno di deportati verso il nulla. Sullo sfondo la prima guerra del Golfo, argomento di un dibattito senza soluzioni.
 
Copertina di Morgan Mainardi
 
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