I miei libri
 
Anni fa comparve sulla stampa internazionale la strana vicenda della morte di fisici di vari paesi europei in incidenti inspiegabili. Da più parti emerse la congettura che queste morti non fossero accidentali, ma avessero tutte un rapporto con l’ambizione di uno Stato del Vicino Oriente di dotarsi dell’arma nucleare.
Da quella vicenda, rimasta oscura, trae origine l’invenzione narrativa dei romanzo La congiura dei fisici, dove personaggi, azioni e luoghi sono immaginari. L’andamento del romanzo (ambientato in Francia) è quello di un giallo, però sporcato di nero; l’inchiesta è condotta da una giovane detective, ovviamente bella e molto avventurosa eroticamente, a contrasto con le trame di un commissario di polizia, complice di chi tiene le fila del complotto. Passo dopo passo, la giovane donna scoprirà la rete della congiura e le lotte di rivalità tra i congiurati, ma sarà sempre più coinvolta personalmente nelle loro azioni fino a un delitto. La storia, della quale si dà per mancante la documentazione conclusiva, termina con due finali possibili e opposti.
 
 
 
La congiura dei fisici
 
 
2014 Robin editore - pagine 354
 
 
 
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L’inizio
Voltò pagina della rivista patinata, accavallò le gambe, si guardò in giro. L’uomo l’aveva notata. Al di là del grande vetro un altro jet s’impennava verso le nuvole da cui pioveva una luce abbagliante. Caldo, afa. Si sentì leggermente sudata, appena un velo sulla pelle. L’uomo è vestito di scuro, ha lineamenti appuntiti, non so perché mi piace questo genere, specialmente un naso sottile e duro, ha l’aspetto drammatico come in certi film in bianco e nero di Hollywood.
Allora si alzò. Le toilette degli aeroporti hanno un fascino asettico, niente a che fare con i bagni di piccoli bar. Ancora il rombo di un decollo smorzato dai vetri. È stato facile agganciarlo: colpa delle sue gambe che scioccano tutti. Tutto è accaduto come in un congegno ben predisposto: mostrarsi distrattamente simulando noncuranza, alzarsi, camminare nei corridoi. L’uomo l’ha seguita. Federika toccò la piccola pistola chiusa nel pacco di cellophane degli assorbenti. Se avesse dovuto dire dove si stesse dirigendo abbandonando la sala d’attesa cinque minuti prima della partenza dell’aereo, avrebbe avuto di che giustificarsi. Una donna ha sempre un motivo nel proprio corpo.


Amelia
La signora obesa che non si alzava dalla sua immensa poltrona, con un nome un po’ fuori moda, Amelia, per intero Amelia Piccoli (e naturalmente si deve accentare sull’ultima sillaba: Piccolì) ma subito disse “Mi chiami Amelia semplicemente” con aria scostante, aveva convocato Federika nella sua villa. Due banani dal tenero verde californiano si piegavano sulla piscina di un azzurro eccessivo quanto quello di una bibita, dietro l’alto muro che separava il fortilizio privato dal resto della città in
un quartiere dove il metro quadrato aveva tanti zeri da superare ogni immaginazione. Federika notò come le aiuole di rose esitassero sul sottile confine tra bellezza e kitsch da dépliant turistico. Ma la cifra che la signora Amelia offriva era adeguata allo scenario quando propose: “Mi sbrogli questa matassa.”
Per abitudine Federika accavallò disordinatamente le gambe sebbene non vi fossero spettatori tranne il maggiordomo che somigliava a Lothar (e lei lo soprannominò per sempre Lothar), ma il servo di Mandrake aveva aggirato l’ospite compitamente alle spalle e comunque non era il suo tipo. 
“Voglio sapere perché mia figlia Dorothea si è trasferita in un nord inospitale, semplicemente.”
La cifra era allettante ma Federika non avrebbe accettato. D’istinto la cosa non l’attirava.  [....]
E poi la giovane Cynthia arrivò in un bel topless succinto e disse “Ciao” tuffandosi nel liquore trasparente. Proprio non somigliava in nessun punto all’obesa signora. Dall’acqua le sorrise, se la smorfia era un sorriso. Infantilmente smorfiava quando la riaccompagnò alla porta d’ingresso escludendo Lothar. Aveva un modo di torcere la bocca molto intrigante.
“Così sarai al nostro servizio” constatò.
“Può darsi” disse Federika che già aveva accettato.

Giorni neri
Un detective non è un “uomo d’azione”. Piuttosto inventa l’azione per sfuggire all’inerzia. Quello che sceglie è il sistema più radicale: l’azione pura, personalmente immotivata, allontana ogni volta lo spettro della sua passività. Non sarebbe tanto accanito nel perseguire il delitto, l’astratta idea di delitto in vicende che non lo riguardano e delle quali gli sono ugualmente ignote la parte del bene e quella del male, se il suo accanimento non nascesse da questa imposizione volontaria.
Federika rifletteva così. Aveva la sua fase depressiva. Poteva durare una giornata o due ‒ il tempo bastante per scendere in fondo all’inferno. Si ripeté che trovare una motivazione egoistica per sopravvivere sarebbe più difficile, forse un’impresa disperata, mentre invece risultava persuasivo quel salto nel vuoto metafisico che era l’investigazione disinteressata (a parte i soldi del compenso s’intende, che non spiegavano nulla). Il denaro non ripagava il rischio, lei con le sue gambe avrebbe potuto fare dell’altro, l’indossatrice per la pubblicità delle calze, magari.
Però durante la fase depressiva, che non aveva un ciclo regolare o ne seguiva uno inconoscibile, doveva pagare in poche ore l’intero scotto di essere al mondo. Una vera ragione per sentirsi così non esisteva. Le teorie sui traumi infantili (uno zio perverso, un padre malvagio, una madre persecutrice o infedele) erano ormai confinate tra i ferrivecchi nelle soffitte del secolo, come le trine delle nonne o i pacchi di lettere azzurre tarlate di muffe: tutte le famiglie erano imperfette per il solo fatto di esserne figlio, questo si sapeva e rientrava nella norma, semmai un problema sarebbe sorto in assenza di tali circostanze. La scienza aveva compiuto progressi dall’epoca di Vienna. Quanto alle disillusioni ideologiche, si trattava veramente di un’archeologia che gli studiosi disseppellivano come era avvenuto tempo addietro con i miti antichi.


Dietro le apparenze
A fianco dello stradone che è una polverosa traiettoria da corsa (il movimento rombante è l’unico suo significato) si allineano basse costruzioni dall’aria provvisoria sulle quali sono issati enormi cartelli pubblicitari dai messaggi insolenti. Si capisce che sono collocati qui per nascondere brutture, proprio come deodoranti e profumi dissimulano, piuttosto che distruggere l’immane sporcizia prodotta nel mondo. È un teatro di finzioni. Dietro le quinte delle apparenze stanno folle dagli occhi sgranati, colmi di rimprovero, feriti dalla bellezza di oggetti estranei dai quali sono escluse ‒ paesaggi marini con alberi che si inclinano sopra una sabbia bianca, aerei che trasvolano gli oceani, il sesso da consumare come qualsiasi altro prodotto di felicità e di svago. E invece, dietro quei pannelli precari, i corpi continuano a perdere umori che sporcano i panni, le ragazze ingrassano e hanno la pelle deturpata, gli uomini si affannano dietro piccoli affari durante tutta una vita, giovani dal volto incattivito e deluso accettano mestieri malfamati, le case puzzano di verdure cotte, le spiagge sono dune di sabbia grigia su cui crescono piante spinose. Agli angoli di strada accanto ai bidoni della spazzatura i bambini poveri raccolgono i resti dei giocattoli dei bambini ricchi, già un poco infettati dal puzzo dei rifiuti; se ne impadroniscono con una usurpazione dei sogni ai quali non hanno diritto, però non sentono i cattivi odori già penetrati nei pezzi di giocattoli rotti poiché somigliano al tanfo delle loro abitazioni. Al destino di quartiere non si sfugge se non con mezzi bassi e con mestieri cattivi. Chi vuole uscirne ha soltanto la via del tradimento: tradire il quartiere, la miseria del quartiere, con atti servili verso le case ricche. La facciata splendida è troppo a portata di mano, basta viaggiare due fermate di metrò oppure girare il pulsante del televisore; tutto è troppo facile e incolpevole per non tentare. Il malcontento sfuma nella caccia alla fortuna; l’esistenza diventa lotteria.

Le due amiche
Quattro giorni di viaggio nei peggiori alberghi, e / Ti amo non posso fare a meno di te / Non credevo che mi sarebbe piaciuto tanto con una donna ma già tu sei eccezionale /, alberghi dove le squadrano senza guardare i documenti tanto si vede chi sono e perché viaggiano assieme, / Sono eccezionale perché? magari ora prendi il vizio delle donne / Tu piuttosto chissà con quante l'hai già fatto / Sì, poi torni dal tuo Martin e ti dimentichi di me lo so come sono fatte certune in questo genere di avventure l'eccezione e la regola / Quando sei arrivata la prima volta nemmeno ci pensavo e chi sarà questa? e poi la seconda volta non so una strana inquietudine. 
Due tappe al giorno in alberghi di quart'ordine e dopo pranzo il riposino, coi portieri abituati a questa categoria di viaggiatrici i quali tuttavia le spogliano per così dire, due così, una più bella dell'altra, peccato che si sprechino in quel vizio, tutta roba perduta per noi maschi.
E quando ti sei accorta che potevi provarci? / Bè quella storia dei reggipetti.../ No, dico prima a casa mia / A proposito volevo sempre chiederti se la prima notte sei entrata a spiarmi nella stanza dove dormivo e che volevi / Così non dormivi... Non so perché sono entrata ecco un mistero / Ho pensato che voleste uccidermi tu e Martin / Forse hai indovinato.
Sud-ovest. Restare qui. Chi se ne frega dei servizi segreti. Abbiamo i nostri di servizi segreti, quelli personali, i servizi da farci in segreto. Ridono camminando in piccole città sconosciute delle quali non vogliono conoscere il nome: un giorno nel tempo senza spazio, nel flusso del presente senza ritorno. Antiquari di provincia che visitano come una coppia che mette su casa, invece senza ragione, distratte, soprattutto lontane da casa, ammirando inutilmente vasi da farmacia che non saprebbero dove collocare e polvere di quieta abitudine sui volti. Il silenzio del tempo è pari all'assenza dello spazio. Soltanto il flusso vitale del loro sangue, orologio perfetto e insaziabile. Restiamo qui. Parigi o cara noi lasceremo.
 Fottiamoci di Martin di Amelia di Carl di tua sorella Cynthia 'sta... / Puttanella eh? ché ti piace lo so / Piuttosto voi due con quella storia di Martin... / Cynthia non c'entra più / Dici che è così? / Perché, tu che sai? / No, niente / Senti, Martin l'ha piantata da tempo e te l'ho detto era lei a cacciarsi nel suo letto, ha sempre avuto la mania degli uomini adulti da bambina già le piaceva capisci / Bene fottiamoci anche di lei tu rinunci a Martin e mettiamo su coppia. 
 Quattro giorni di nozze e non di sangue, per fortuna! Si baciano sotto i portici delle piazze, nei locali, en plein air.
Finirà come?
“Il problema è mia madre. Se non ci fosse...” si confida Dorothea. “Se non ci fosse mai stata (ti sembra folle dire così o magari è malvagio), ebbene cancellando la sua esistenza elimineremmo anche questo groviglio. Martin, le morti... Certo, in quel caso non saremmo qui insieme...”
Un bacio malizioso sulle labbra sebbene stiano sedute al caffè. Poi dice: “Certi genitori distruggono i figli. È come il caso dei Karamazov. Una libidine egoistica. Il padre ucciderebbe il figlio, cioè di fatto lo uccide sottraendogli la donna mediante il denaro. Il figlio deve desiderare che muoia.”