I miei libri
Un uomo non più giovane, goffo dongiovanni, concepisce l’idea di azioni estreme per aggirare la consunzione del tempo, l’annullamento dell’essere che una grave malattia fa apparire incombenti. È una sorta di seduzione demoniaca quella che egli ordisce, nella casa dei parenti di cui è ospite, verso ina adolescente prossima a sposarsi. Nella rete tutti saranno coinvolti, nel modo più ambiguo lo stesso fidanzato della ragazza. La scommessa è se il male possa vincere la dissoluzione della vita, o almeno della memoria a cui è affidata l’esile continuità del reale. Esperienza “al limite” del Tempo. la trama della narrazione si risolve in un’indagine a luci crude sulle passioni e la loro necessità immotivabile. La vicenda è poi narrata una seconda volta dalla ragazza attraverso le note del “Diario di Corinne”
 
 
Partita finale


1997 - Edizioni Empiria - pagine 116
 
 
 
l’inizio
L'ospite ride eccessivamente. La tavola è bene apparecchiata, con ordine e presunzione. Buone maniere, una ovattata felicità. Nota che suo cugino Corrado si sente illustre anche in casa, alla moglie non è permessa che una tenue ironìa. In giro le collezioni di argenti, ninnoli, piccoli oggetti inutili e preziosi. E' logico che provi invidia per loro. Così  è lui sotto accusa e deve discolparsi, quando avrebbe diritto di pretendere una rivalsa per la fortuna degli altri.
Un piano inclinato lo porta a esibire la sua inferiorità sociale, e ora anche personale a causa della malattia. Questa appare come una vergogna della quale i parenti possono compiacersi dietro il sottile schermo dell'affetto.
Adriano sa che fin dal primo momento non ha fatto che accumulare ragioni contro di loro. Certamente li invidia.
 
Il fiume è quasi in secca.  Lo costeggia a piedi a fianco della moglie del cugino, Giuditta, poi svoltano in un viale di periferia frastornato dal traffico,  quindi s'inoltrano nei vicoli fino alla  piazza rettangolare dove un lato è occupato per intero dalla clinica ripulita da poco e dipinta di grigio.  Adriano ha il tempo di registrare in una memoria superflua gli alberi spogli che ne segnano il perimetro associandoli ad altri paesaggi conosciuti nella sua adolescenza.  Adesso tutta questa storia personale diventa inconsistente. Ha la percezione di un deposito futile che si dileguerà interamente poichè appartiene soltanto a lui.
Poi,  proprio come si era aspettato, la condanna viene pronunciata: la scena riproduce fedelmente la sequenza immaginaria prefigurata dalla sua mente. Deve sentirsi compiaciuto per questa perfetta coincidenza, linee che si sovrappongono esattamente facendo emergere la figura come in un puzzle.  E' un compiacimento estetico, il suo.  Allora per la prima volta ha pensato di avere a disposizione alcune possibilità estreme, e all'istante si sdoppia in due: una parte analizza il significato della parola  “estreme”  che designa sia un confine invalicabile di tempo sia azioni inammissibili, mentre l'altra parte resta presente nella sala delle visite che riproduce un luogo prevedibile,  come previsti sono i gesti della recita a cui è costretto,  la dignitosa attenzione  (o presa d'atto)  delle incombenze che lo aspettano - predisporre i permessi mediante carte firmate, portare qui oggetti personali, farsi tagliare forse inutilmente. Attorno vede ferri chirurgici e medici in camice bianco, e una prevalenza assoluta di bianco.  Prevedibili pure i minimi segnali d'intesa che il primario scambia con gli assistenti durante la visita, e perfino la decifrazione che lui stesso ne fa.  Da questo momento sarà così: i tentativi di decifrare si susseguiranno smentendosi l'un l'altro, poichè il gioco consiste nel costruire un'oscurità polivalente, un linguaggio ambiguo,  uno spazio ch'egli definisce  “a mosca cieca”.  Lui farà la propria parte, che è di inseguire bendato questi segnali.
Di quanto tempo dispone?  Subito riconosce una lama sottile di gioia in questa presunta esilità del tempo. La coscienza dilatata percepisce  minimi dati che in altri momenti gli sfuggivano, mentre constata lucidamente la vanità di tutto il materiale che ha accumulato da sempre.  E' aberrante questa crescita a dismisura di cose inutili - pensa, e un momento dopo dice “di cose inesistenti”.
 
 
frammenti
1.
Il giovane ha una faccia squadrata a tagli netti, con residui di adolescenza sulla pelle ulcerata da un acne appena scomparso. Adriano indovinò subito l'avversione di Fabrizio. Il ragazzo stesso non capiva i motivi del proprio astio. Forse suscitava antipatia il suo sarcasmo, tanto più scandaloso nelle circostanze del viaggio che compiva tra loro - pensò l'uomo. L'altro dovette convincersi che li prendesse in giro. Adriano l'ha giudicato gretto, una mente chiusa e ostinata, non elastica. La duttilità che sospetta nell'ospite lo irrita; il giovane ha odiato all'istante il suo dubbio perpetuo, da acrobata o da clown. Intuiva che intendeva fare a pezzi le sue certezze.
La nipote Corinne lo ama. Tuttavia, dinanzi a questo viaggiatore indisponente che arriva col suo ultimo bagaglio, Fabrizio avverte una indefinibile minaccia.  Interrogato in proposito citerebbe probabilmente il fastidio per la figura goffa, non più giovane, un dongiovanni da strapazzo, da inganni grossolani, indecente nell'esibizione dei suoi intimi pensieri, come lo giudica.  Tutta la luce del dubbio gli sfugge.
 
 
“Perdita di realtà”.  Gli alberi del piazzale si allontanavano  come se li separasse una  spessa lastra di cristallo. Adriano li vedeva troppo solidi,  con colori e linee troppo definiti,  forme incombenti, ma la percezione si faceva inaffidabile. Con Corinne gli accadeva lo stesso: l'anatomia risultava nettamente precisata, ma la persona inverosimile. Potevano conferirle  credibilità le azioni che avrebbe eventualmente compiuto?   Potevano rendere vero in extremis il suo tempo?
Notò che la nozione di tempo mutava vanificandosi, il tempo si contraeva come nella fuga ottica di un cannocchiale, egli non era  vissuto che un solo istante.  Invece si gonfiava a dismisura l'eternità  alla quale non sarebbe appartenuto. Di nuovo pensò di eseguire un atto improprio contro l'incongruità del destino.
 
 
2.
Ormai egli conosceva qualcosa di più a proposito del tempo, dell'elastica evanescente materia  che è il tempo.  In un attimo tutto si era dileguato  perdendo peso, il peso opaco dell'esistenza. Mentre moriva, il filo esile della memoria si disfaceva.  Un uomo è la sua memoria personale.  Al momento di morire, questa non ha più senso, e così muore. La vera esperienza era il dissolversi della memoria. Il tempo della vita si era ridotto a un punto microscopico.
Presumeva di conoscere meglio ormai anche Corinne.  Era salita di nuovo da lui, come aveva previsto.  
«Perchè vuoi farlo se presto sarai morto?»  gli chiese.
Lui aveva offerto di pagarla. Hanno discusso per un poco come al solito e Corinne ha acconsentito all'accordo. Poi la nipote mostrava disprezzo: per questo aveva acconsentito, per disprezzarlo. Adriano sentì di essere solo, ma era soddisfatto che la ragazza presenziasse alla sua solitudine.  Aveva comprato soltanto la presenza di lei ai riti della solitudine. L'offesa era reciproca -  l'uomo la insultava e a sua volta ne era punito.  Notò come il fidanzato fosse escluso da tutto questo. Il ragazzo avrebbe conservato soltanto la sua generica diffidenza verso un parente insinuante.
Tra loro avveniva uno scambio di cose sconvenienti,  l'escremento del denaro contro l'escremento del disprezzo per l'acquisto di una spregevole materia.  Tutto qui.
Adriano versò alla ragazza una somma spropositata ma questa non poteva bastare a convincerla. Corinne non ne aveva bisogno.  A parte le case che avrebbe ereditato, era già troppo benestante.  Il guadagno era superfluo. Tuttavia ci teneva a incassare il denaro.  
Lo zio pensò che le piacesse procurarsi denaro mediante il proprio corpo: forse tutto si spiegava così.  E poi la curiosità per le circostanze di fatto - la depravazione dell'uomo, l'equivoco albergo, la sua stessa ambiguità - poteva avere la meglio sopra ogni remora.  In tutti i  casi l'atto di intascare denaro era essenziale.  
[...]
D'altronde non càpita sempre che un parente stia sul punto di morire e abbia voglia di puntare tutto su una carta. Il fatto poteva accadere presumibilmente una sola volta in condizioni tanto favorevoli. Egli usava proprio questo argomento:  bisogna approfittare dell'attimo fuggente.
La fuga era quella del tempo in cui il loro crimine sarebbe potuto avvenire: oggi e mai più.  Poi la fuga era la sparizione o distruzione di tutto il tempo di vita di cui egli aveva fruito.  Corinne non si sarebbe trovata nulla tra le mani, tranne quella simbolica materia del denaro.  La memoria dell'evento  si dileguava nel niente.  Uscito lui di scena in maniera così teatrale,  la nipote avrebbe perfino dubitato dell'esistenza del fatto.
La malattia mortale gli aveva dato quest'esperienza più estrema (o più labile) del tempo:  tutto si restringeva vertiginosamente a un punto.  La ragazza era in grado di sperimentare l'eccezionale misurazione del tempo ch'egli compiva.  A suo dire, la corruzione diventava un pretesto - ma necessario - per accedere a questa stanza normalmente separata e chiusa dell'universo.  Finchè esiste, la vita è assoluta;  la morte quando subentra è altrettanto assoluta.  Loro due invece restavano, sebbene in modo effimero, sul limite tra le due dimensioni.  Corinne metteva un piede nell'eterno  (e sia pure nell'eterno niente)  mentre l'altro piede posava saldamente nel tempo umano.  Entrare nella camera d'albergo significava varcare illecitamente un confine.  In fin dei conti egli non aveva altro mezzo di seduzione.  Tutto il resto appariva pretestuoso.
 
 
... Da altezze ignote avrebbero gridato il Giudizio Universale, che però era soltanto la sua fine, la sua modesta fine...  Il teatrino  del mondo  restava  quello consueto,  tragico soltanto ai suoi occhi.  Notò la folla sui marciapiedi, i monumenti del Rinascimento,  campanili e battisteri posati inverosimilmente a due passi come modellini di un plastico, osservò le donne attraenti che contenevano nel loro essere qualcosa di transeunte, di provvisorio, un passo effimero e apparente sullo scenario del mondo, dal quale si sentiva escluso con rimpianto.  Oggetti estranei. Lo spettacolo continuava senza alcun mutamento di ritmo.
Semmai il tempo si era annullato del tutto. Mancando il futuro,  la memoria non ha più valore.  Gli accadimenti, la continuità della persona erano legati a quella illusoria riserva di giorni,  tutto esisteva perchè tenuto dall'appiglio di quel miraggio. Dileguandosi questo, restava il deserto.  Una grande distesa di sabbia dai granelli indistinguibili,  la vita.  Egli aveva cercato di marcare qualcuno di questi infimi corpuscoli indifferenti al suo destino usando le materie colorate di Corinne.  Era come uccidere un mollusco per ricavarne la porpora.
 
 
4.
Si è presentata in albergo nell'abito da cerimonia, come io chiedevo, dopo avere accampato per allontanarsi dal marito il pretesto di parlare a sua madre per l'ultima volta da ragazza.  A Giuditta ha confidato che voleva ringraziarmi del regalo ma desiderava farlo con discrezione, e insomma preferiva che Fabrizio non lo sapesse.  In albergo, di fronte allo stupore del portiere, ha detto:  «Vede, mi sono sposata. Che le avevo detto?  Ed è stato possibile per merito di mio zio. Mi ha dato dei soldi, parecchi soldi».  Gli ha pure mostrato nella borsetta bianca del suo abbigliamento nuziale le banconote. L'uomo ha giudicato una mostruosità che salisse da me nell'abito del rito religioso.  «Purchè suo marito non l'abbia seguita...».
Per tutto l'oro del mondo il marito non crederebbe a questa storia scandalosa:  nel mio albergo prima che il matrimonio fosse consumato e celebrato, per eseguire una pratica che egli giudica sordida e insultante, niente di più che un vizio innominabile, da ragazzo perverso..  Però era l'unico modo ormai per salvaguardare la sua reputazione.
Più tardi il custode mi ha chiesto:  «Sua nipote, adesso che è sposata, continuerà a venire qui?».
 
 
la fine
(Dal “Diario di Corinne”)
Ma alla fine mio zio è convinto che io menta. L'avrei ingannato simulando di ingannare mio marito. Invece il figlio sarà di Fabrizio, e lui lo pagherà.
Crede pure che con questo pretesto io abbia voluto semplicemente riprendere la nostra relazione.
L'interesse al denaro sarebbe l'ultimo dei moventi e semmai servirebbe a gratificare Fabrizio.  Adriano è disposto a questo esborso che, per la gravità del reato, dovrà essere enorme.  Però il punto  è  piuttosto (egli immagina)  il raggiro che starei imbastendo simultaneamentre a danno di entrambi.
Infine si è persuaso che io voglia avere proprio due uomini sommandoli l'uno all'altro. Per questo avrei escogitato il pretesto della gravidanza impossibile  quando ormai lui non aveva più alcun interesse a me, suscitando appunto con la figura anomala di questo adulterio mostruoso una nuova suggestione nella  combinatoria perversa della sua mente. A fornire l'occasione  era Fabrizio  mediante la richiesta di un figlio, ma io la svisavo ad arte  inventando una sterilità che avrebbe inevitabilmente suggerito l'idea di un sostituto.  Senonchè  ingannerei non solo mio marito prendendomi un amante, ma anche l'amante mentendo sulla paternità.  
E' la sua solita pazzia.  Adriano  è persuaso  che avevo bisogno di un adulterio della specie più eccessiva e gratuita. In realtà il mio matrimonio non sarebbe in pericolo e mio marito potrebbe essere padre; soltanto volevo sedurre ancora una volta questo parente che ormai mi sfuggiva. Secondo la sua opinione  noi due ci somigliamo - così fin dall'inizio avrei cercato le seduzioni che erano anche nella sua testa. Fin dall'inizio significa “fin da bambina”, cioè dall'episodio dell'infanzia che io stessa avrei voluto, esattamente come lui.  Da allora ci saremmo riconosciuti, sebbene in maniera intermittente e confusa, avendo bisogno della malattia mortale per chiarire le nostre idee. Quando lui aveva esaurito gli intrecci possibili, io ne ho concepito uno nuovo e più estremo.  Questa è la sua costruzione mentale.
Secondo Adriano, mio marito  non sarebbe scontento di conoscere questo misfatto, però restando sempre in quello stato crepuscolare tra negazione e certezza in cui si è immerso fin dal giorno del suo arrivo. Alla pari di mio padre, neppure Fabrizio sopporterebbe la luce piena della rivelazione com'è quella della scrittura delle lettere anonime. Ora però almeno quest'ultimo capitolo sarà risparmiato a mio padre.
Adriano  (ed è la prova ultima della sua pazzia) è pure convinto di amarmi, e convinto che siamo risaliti insieme dagli inferi, io guidandolo per mano fuori dal regno dei morti verso la vita, poichè il disordine e il caos e la colpa, come vengono definiti dagli uomini, sono la vita o almeno uno spiraglio che apre alla vita.  Egli crede sempre di aver vinto la morte, cioè l'effimero del tempo umano, la clessidra di granelli di sabbia tutti indistinguibili, la perdita della memoria.
La sua pazzia è metafisica.
 
 
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